Il silenzio di Orta
di Piero Chiara

Nel 1983 il Comune di Orta San Giulio pubblicò il catalogo di una mostra collettiva (G. Ramella, G. Soffiantino, F. Tabusso) svoltasi nel borgo cusiano e che si apriva con un breve e celebre scritto di Piero Chiara. Lo riportiamo qui integralmente accompagnato da tre opere facenti parte dello stesso catalogo:

Francesco Tabusso
Francesco Tabusso

Quando il Creatore ha dato colore al mondo, deve aver usato prevalentemente tinte forti e dense, coprenti. Ma in qualche luogo, preso da un estro romantico o per vincere una sua divina malinconia, ha impiegato tinte diluite e trasparenti. Non il nero fumo dell'ira, non il cinabro della passione, o il blu di Prussia venefico, ma solo il cobalto, il rosa, il lillà e il verde pallido.
A Orta per esempio, ha dipinto spargendo acqua, certo benedetta, sul foglio intatto del cielo, e poi spruzzandovi  poche gocce di verde e d'azzurro, un frustolo di rosso subito sfumato in rosa e qualche piccolo grumo di bianco.
Così, lago, cielo, colle e monte, muri, embrici e alberi si fondono e sfumano nel nulla come in nessun altro luogo, tremolano dietro un velo di luce, esitano a mezz'aria, quasi miraggio o Fata Morgana sopra incerto orizzonte.


Giorgio Ramella

Orta, acquerello di Dio, sembra dipinta sopra un fondale di seta, col suo Sacro Monte alle spalle,  la sua nobile rambla fiancheggiata da chiusi palazzi, la piazza silenziosa con le facciate compunte dietro le chiome degli ippocastani, e davanti, l'Isola di san Giulio, simile all'aereo purgatorio dantesco, esitante tra acqua e cielo.
Il silenzio si addice a Orta, perché pare basti un frastuono, un rimbombo o un urlo a rompere il sipario di mussola sul quale è dipinto il suo paesaggio. Poche, caute presenze già ne turbano l'aria: nessun pesce sporge il capo dalle acque, gli uccelli zittiscono nel fogliame, mentre da sempre sgocciola, fresco e vibrante,  il divino acquerello.


Giorgio Ramella

Piero Chiara: da "Il silenzio di Orta", 1983